Mobbing e onere della prova

 

mobbing

 

Sempre più spesso sentiamo parlare di situazioni problematiche in ambito lavorativo. Una di queste è rappresentata dal mobbing, comportamento illecito e giuridicamente rilevante.
Pur essendo un problema diffuso non è semplice trascinare in tribunale il proprio datore di lavoro, soprattutto per il difficile e oneroso approccio dei giudici in tema di onere della prova.
Alcune sentenze possono fornirci i criteri guida, la sentenza n.84/17 del Tar di Reggio Calabria ad esempio e relativa ad un appartenente all’Arma dei Carabinieri vittima a suo dire di condotte datoriali “seriali e punitive”.

Ma che cos’è il mobbing? È il termine con il quale si indicano le persecuzioni psicologiche perpetrate da parte di uno o più individui nei confronti di un soggetto più debole.
Una sorta di terrore psicologico esercitato nei confronti di un collega (mobbing orizzontale) o di un subordinato (mobbing verticale), con l’intento di danneggiarlo ed emarginarlo.
Chi subisce il sopruso inizialmente tende a sottovalutare il fenomeno, pensa di poterlo gestire e che sia destinato a passare da solo. Quando inizia a sentire bisogno di aiuto, si rende conto che la società non è attrezzata per aiutarlo.
Sperimenta che il sistema sanitario non è in grado di sostenerlo come vorrebbe (perché orientato a curare i sintomi che emergono e non il problema da cui questi derivano).
Questi comportamenti aggressivi devono ripetersi con frequenza regolare, con l’intento di creare frustrazione e un’ansia insopportabile quanto ingestibile.

Il mobbing viene utilizzato da datori di lavoro spregiudicati, soprattutto in tempi di crisi economica, per aggirare le norme sui licenziamenti, costringendo il dipendente ad abbandonare il luogo di lavoro.
La gravità di questo comportamenti non è legata soltanto alla perdita del lavoro ma alle conseguenze che si producono sul piano psico – fisico.
Gli strumenti di tutela sono ad ampio raggio. Si parte dalla Costituzione con gli art. 32, 35 e 41, per arrivare al codice civile con le previsioni contenute negli articoli 2043 e 2087. Ma le disposizioni che assumono maggior rilievo sono quelle contenute nelle leggi speciali, come lo Statuto dei Lavoratori e nel codice penale con le previsione di cui all’art. 590.
L’onere della prova grava sempre su chi propone la domanda. Il principio normativo è dato dall’art. 2697 c.c.
È richiesta la prova rigorosa dei fatti, degli eventi e del nesso causale: in caso contrario la domanda verrebbe respinta.

Il lavoratore, perciò, non può semplicemente lamentare generici illeciti posti in essere dalla parte datoriale, ma deve mettere in risalto i concreti elementi dai quali il giudice sarà poi in grado di ricavare la condotta illecita.
Infine, per ciò che riguarda il danno subito per effetto delle condotte illecite del datore, il lavoratore deve dimostrare che esso deriva proprio dalla condotta lesiva, in quanto non basta allegare la semplice “potenzialità lesiva” di quella condotta.
I danni più gravi sono quelli a carico dell’umore che intaccando le relazioni familiari e amicali, impediscono il naturale svolgimento della quotidianità e della vita sociale, fino a privare il lavoratore della voglia di vivere .

Via: http://ecodellalunigiana.it/2017/02/13/mobbing/

Punto di Ascolto Mobbing Trieste

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