Dal rapporto ILO, risulta che in testa alla classifica dei paesi europei dove sono più numerosi i casi di molestie si pone l’Inghilterra (16,3%), segue la Svezia (15%), la Svizzera (10%); la Francia (9,9%), l’Irlanda (9,4%), la Germania (7,3%); l’Italia si colloca agli ultimi posti(4,2%), ma il dato non rappresenta adeguatamente la realtà in quanto spesso non vi è consapevolezza da parte delle vittime e quindi non vengono denunciate le violenze subite.
In base ai dati dell’Inail e secondo il monitoraggio dell’Ispsel dell’anno 2004, sono circa un milione e mezzo i lavoratori italiani vittime del fenomeno che è presente maggiormente nel Nord (65%) e colpisce maggiormente le donne (52%).
Analoghi risultati sono emersi da una ricerca del 2004 svolta dall’Iref (istituto di ricerca delle Acli) in cui su un campione di 3.000 lavoratori, le donne vittime di molestia risultavano essere il 60,7%.
Da una ricerca condotta dall’Università Bocconi emerge che le vessazioni sono compiute da un superione nel 78% dei casi, per cui il fenomeno ha un andamento verticale e le strategiche che vengono messe in atto sono: negare alla vittima la possibilità di esprimere il suo punto di vista (21%); isolarla (46%); calunniarla (46%); sminuirne la professionalità con mansioni umilianti (38%); minarne la salute psico-fisica (7%). Generalmente le vittime subiscono più forme di mobbing contemporaneamente.
Questo scenario sta impegnando la Regione Friuli Venezia Giulia a sviluppare politiche di contrasto al fenomeno del mobbing con una legge specifica che, attraverso una serie di strumenti, ha, da una parte, la finalità di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravità e sull’estensione del problema cercando di raggiungere il maggior numero possibile di lavoratori e lavoratrici; dall’altra quella di promuovere luoghi di ascolto e di segnalazione, volti a far emergere i disagi conseguenti al clima relazionale che si determina nei luoghi di lavoro.
Il progetto proposto tiene conto che le azioni di contrasto al fenomeno del mobbing sono parte di un’azione complessiva in materia di salute e sicurezza sul lavoro; rafforzamento della dimensione qualitativa della politica occupazionale e sociale nonché sulla responsabilità sociale delle imprese, come espresso dalla Legge regionale 09/08/2005, N. 018, e dal documento della Direzione Centrale Lavoro, Formazione, Università e Ricerca contenente il programma triennale regionale di politica del lavoro.